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Nel mese di settembre, la signora Anna, pensionata
di 62 anni, si presentò presso il nostro studio per accompagnare la
figlia sofferente di lombalgia. Leggendo uno dei nostri opuscoli, Anna
si incuriosì del fatto che non solo ci occupiamo di mal di schiena, ma
anche di "alluce valgo", quindi decise di prendere un appuntamento anche
per sé. Il giorno della sua visita, mi raccontò che da un anno a questa parte
aveva notato che i suoi due alluci, soprattutto quello destro, tendevano
al valgismo, tanto che si fece visitare da diversi specialisti che le
consigliarono l'intervento chirurgico. Anna, spaventata dall'idea di "finire sotto i ferri", per lungo tempo
trascurò la propria condizione, ma con il passare del tempo si rese
conto che il valgismo degli alluci peggiorava.
Di fronte a questa evidenza si sentì costretta a mettersi in lista di
attesa per l'operazione.
Il giorno dell'intervento, con suo grosso sollievo, dovette disdire
l'appuntamento per motivi di salute della madre, ma poi si ritrovò di
nuovo nel dubbio: "cosa fare ora ...?".
Durante il nostro colloquio risultò che poco prima che gli alluci
iniziassero a stortarsi, Anna soffriva di mal di schiena. Iniziai dunque con il massaggiare la schiena, per poi applicare
specifiche manovre per l'alluce valgo, che risultarono parecchio
fastidiose, soprattutto a destra.
Sin da subito il risultato fu confortante: schiena molto più leggera,
distribuzione del peso sui piedi molto più uniforme associata ad una
netta diminuzione del dolore locale all'alluce destro.
La settimana successiva Anna mi raccontò che il periodo trascorso era
stato positivo, fatta eccezione del fatto che se prima il mal di schiena
si manifestava di giorno, ora si presentava durante la notte senza però
impedirle di dormire. Inoltre notò che era cambiato qualcosa a livello
degli occhi che risultavano meno arrossati ed irritati del solito.
Ripresi il lavoro fatto la settimana prima, dedicando però maggiore
attenzione al collo che presentava chiari segni di rigidità.
A fine trattamento Anna avvertiva maggior rilassatezza in genere e,
nello specifico, meno dolore all'alluce.
Prima di congedarmi da lei, le suggerii di massaggiarsi i piedi ogni
giorno con una pallina da tennis, magari a tempo perso mentre guardava
la televisione.
Al terzo trattamento Anna mi raccontò che il mal di schiena non si
manifestava più né di giorno, né di notte, che il sonno era decisamente
migliorato così come l'umore. Continuai così la strategia adottata finora, aggiungendo un massaggio di
sblocco del diaframma; una volta in piedi Anna esclamò: "sto benissimo,
mi sento le ali ai piedi!".
Spinto a cercare la causa che aveva dato inizio al mal di schiena,
indagai più approfonditamente e scoprii che, di tanto in tanto,
l'intestino soffriva di disturbi causati da gonfiore e acidità. Venni a
sapere che di abitudine Anna si faceva delle scorpacciate di frutta a
fine pasto, che le creavano fermentazione a livello dello stomaco e
gonfiori intestinali.
Decisi di testare lo stato di "salute" del muscolo psoas (muscolo che
collega il tratto lombare alle gambe appoggiandosi, lungo il suo
tragitto tra la schiena e le gambe stesse, sull'intestino), dato che
risente spesso degli squilibri intestinali; lo trovai contratto,
soprattutto a sinistra, in corrispondenza dell'intestino crasso, con
diffusione fino al diaframma (diaframma e psoas hanno un punto di
contatto comune in corrispondenza delle vertebre lombari).
Le chiesi di alzarsi per verificare gli esiti del lavoro fatto: la
sensazione fu quella di sentire le gambe più leggere e più lunghe ma,
soprattutto, la schiena molto più slegata.
Decidemmo quindi di non mangiare frutta a fine pasto, ma di consumarla a
metà mattina e a metà pomeriggio e constatare le reazioni e gli
eventuali cambiamenti.
La settimana successiva Anna mi disse che aveva notato immediatamente
una riduzione del gonfiore addominale e dell'acidità di stomaco. Le
ritestai gli psoas: il fastidio era diminuito di un buon 50%. Ripresi il lavoro già sperimentato con successo e mi stupii del fatto
che le manovre per l'alluce valgo non le creavano più alcun fastidio.
Prima di congedarmi da Anna lei mi disse: "Se non avessi avuto il
problema di mia madre, mi avrebbero operata e non avrei mai scoperto
tutte queste relazioni tra il mio intestino, la mia schiena e l'alluce
valgo!" Si è trattato proprio di una strana coincidenza. |