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Il signor Antonio, 36 anni, lavora
in un negozio di idraulica ed è spesso costretto a grossi sforzi fisici.
Nel 2001, dopo aver sofferto di forti mal di schiena ed essere rimasto
bloccato, decide di sottoporsi ad una TAC e scopre così di avere una
protrusione discale tra la 4° e la 5° vertebra lombare ed un'ernia tra
la 5° vertebra lombare e 1° sacrale; il responso consiglio del medico è
di non operarsi.
Antonio manifesta frequentemente episodi lombosciatalgici che
interessano la gamba destra. Dopo aver provato ad alleviarne il dolore
con la ginnastica antalgica e delle trazioni, senza purtroppo ricavarne
benefici, per tentare di proteggersi dai dolori e sostenere meglio la
schiena decide allora di utilizzare una fascia lombare soprattutto
durante l'attività lavorativa, anche se nel compiere alcuni movimenti il
fastidio è insistente.
A questo punto, colto ormai dalla disperazione Antonio viene a sapere
che proprio a due passi dal suo negozio c'è il nostro centro e, un po'
incuriosito, si presenta per un consulto.
Osservando il suo modo di camminare ho notato che la schiena manteneva
una chiara posizione antalgica, di difesa, associata ad una leggera
zoppia.
Durante la raccolta dei dati (anamnesi), il signor Antonio mi segnala
anche una sofferenza alla zona dei reni e fastidiosi dolori ai
testicoli, comparsi dopo il mal di schiena. Inoltre nel 1995 subì una
forte distorsione alla caviglia destra, rimasta ingessata per circa 20
giorni.
Dall'analisi posturale rilevo una rettificazione del tratto
dorso-lombare, una forte intra-rotazione dei femori e una tendenza al
piattismo soprattutto del piede destro (lo stesso della distorsione).
Ho iniziato a lavorare testando e poi trattando subito sia il diaframma,
molto bloccato, che il muscolo psoas (entrambi si inseriscono sulle
vertebre lombari, causando possibili compressioni in questa zona),
rilevando infatti che lo psoas di sinistra si presentava molto più teso,
intrattabile, dunque "infiammato"rispetto a quello di destra.
La terapia è continuata con un lavoro blando di respirazione in postura
su Pancafit e lenti esercizi di mobilizzazione delle caviglie,
soprattutto quella destra (particolarmente bloccata).
Alla fine del lavoro Antonio si sente decisamente più rilassato e nota
una diminuzione del dolore.
La seconda terapia inizia con le parole del paziente: " Una magia!"…
Antonio infatti mi riferisce i miglioramenti avvenuti: il fastidio che
lo perseguitava era diminuito del 40%; non aveva più usato la fascia per
la schiena e la camminata era divenuta molto più fluida.
Proseguo quindi il lavoro con un massaggio profondo di tutta la
muscolatura paravertebrale, aggiungendo un lavoro di allungamento su
Pancafit con le manigliette per interessare meglio le spalle e il dorso
fino alla zona lombare, terminando con blandi esercizi sempre di
mobilità alle caviglie.
I miglioramenti continuano…; all'inizio della terza terapia Antonio mi
comunica con soddisfazione che il fastidio alla coscia destra è sparito,
non avverte più il dolore ai testicoli e non sente più fastidio alla
schiena quando si siede e/o si rialza dal divano.
Finalmente può tenere in braccio la figlia per molto tempo senza
soffrire e la fascia per la schiena, chiusa nel cassetto, sta facendo le
"ragnatele".
Il lavoro continua: arrivederci alla prossima puntata! |