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Nel settembre 2002 arriva in studio un bambino di 10
anni, Giulio, il quale secondo i vari referti medici presentava un piede
cavo varo che, camminando, portava avanti in completa intrarotazione. La
soluzione prospettata era di lasciarlo così fino allo sviluppo e poi
intervenire tagliando un tendine, in quanto ritenuto troppo corto.
In fase di anamnesi scopro di tutto!
Un diaframma teso, una scoliosi, l'altro piede cavo e valgo, un forte
recurvatum che si accentuava ulteriormente in flessione, e una postura
che "cadeva" all'indietro con le spalle, al punto che Giulio sembrava
spezzato in due all'altezza della zona sacrale e per bilanciarsi
incrociava le braccia dietro la schiena.
Cominciamo il lavoro al ritmo di una seduta a settimana, dando la
precedenza al trattamento dei piedi e del diaframma.
A dicembre scatto altre foto a Giulio e noto che la situazione è
notevolmente migliorata, in generale, per le spalle ed il diaframma,
mentre per le gambe si mantiene un leggero varo di circa di c.ca 2
centimetri, e non c'è ancora nessun miglioramento per il recurvatum ed
il piede, che in deambulazione viene completamente intraruotato.
Tuttavia i progressi raggiunti mi lasciavano sperare bene.
Nei 2 mesi succcessivi, mentre il lavoro procedeva con fiducia, scoprivo
un corpo che nascondeva sempre nuovi problemi, ma al tempo stesso faceva
piccoli passi positivi, come stare in piedi senza mettere più
istintivamente le braccia incrociate dietro la schiena. Scatto quindi
altre foto a Giulio, sicura di rilevare in seguito altri progressi.
Quale grande depressione e senso di sconfitta, quindi, nel momento in
cui realizzo che nulla si è mosso!
Tali sentimenti mi hanno tuttavia spinto a rivedere completamente il
caso, studiando il soggetto fino al punto di individuare, secondo me, la
chiave di una nuova fase lavorativa. Decido infatti di lavorare "a
manetta", come si dice a Milano, su polpacci ed anche.
Inizio così a "torturare" con la fibrolisi quei sottili polpacci, che
nascondevano incredibili tensioni e corde da sembrare di acciaio.
Terminato il primo polpaccio faccio rialzare Giulio, per vedere se si
notava qualche differenza. Dopo un minuto il bambino si accorge che non
riesce più, da fermo, a portare in recurvatum la gamba, infatti esclama:
"Non riesco più a spingerla indietro!".
Entusiasta del risultato, mi accingo subito a lavorare anche l'altra
gamba.
Ed ecco che quando Giulio si alza, non credo ai miei occhi: il bimbo
aveva le ginocchia perfettamente unite e semipiegate, al punto che per
più volte gli ho chiesto se non stesse facendo apposta. Incredula,
immortalo il risultato con alcune foto. Due minuti dopo Giulio accusa un
forte ed insopportabile dolore ai quadricipiti ed al quadrato dei lombi,
al punto da non riuscire a stare in piedi. Concludo quindi la seduta con
un lavoro su Pancafit®.
La settimana successiva appena Giulio torna per la seduta, mi accorgo
subito che le spalle, prima evidentemente una più alta dell'altra, sono
adesso praticamente allineate.
La situazione, quindi, non era regredita!
Con fiducia mi appresto a lavorare nuovamente i polpacci ed il tensore
della fascia lata. Termino la seduta con un lavoro su Pancafit® con
bastone oscillante, e domando a Giulio di camminare verso il fondo del
corridoio... Non potevo credere a ciò che vedevo!
Giulio, che da un anno guardo di sottecchi ogni volta che incontro,
studiando quella povera gamba che manda così palesemente indentro,
improvvisamente cammina mandando quello stesso piede infuori!!!
Chiamo la madre per avere conferma che non si tratti di una mia
allucinazione, e infatti anche lei rimane sbalordita. Giulio intanto
continua a camminare, e dopo 10 minuti i suoi piedi avanzano dritti, né
in dentro e né in fuori.
Il corpo di Giulio stava lavorando…
Dulcis in fundo: la famosa schiena che cadeva all'indietro ed era col
tempo lievemente migliorata, adesso si presentava dritta e regolare!!! |