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La signora Lucia, casalinga di 61 anni, si è
presentata presso il nostro studio perché vittima, da più di 30 anni, di
forti mal di testa quasi quotidiani, abbinati a pesantezza e dolenzia
diffusa alle spalle ed alla regione nucale. Gli stessi sintomi di
pesantezza e dolenzia, se pur meno intensi, interessano anche agli arti
inferiori, inoltre la pianta dei piedi è molto rigida e dolente, tanto
da non consentirle di camminare con scioltezza. Infine, quando è
sdraiata a letto, soffre di una lombalgia che le impedisce di dormire in
modo soddisfacente.
Lucia mi racconta che la situazione è radicalmente peggiorata 8 anni fa,
data in cui è deceduto il marito. Da quel giorno ha cominciato a
soffrire d'ansia in modo deciso ed i disagi sono via via aumentati.
Durante l'analisi posturale mi è saltato subito all'occhio la
conformazione del torace di Lucia, tipica di chi ha un marcato blocco
inspiratorio. Infatti, osservando il suo modo di respirare, si è
evidenziata una respirazione attivata soprattutto dai muscoli accessori
respiratori del collo (scaleni e sternocleidomastoidei). Infine, risulta
con evidenza un pronunciato valgismo delle ginocchia con leggero
piattismo dei piedi.
Dopo i primi tre trattamenti, mirati esclusivamente alla presa di
coscienza del respiro, previo un leggero massaggio del diaframma
rigorosamente in postura decompensata, i risultati sono stati subito
confortanti: i disagi alle gambe sono risultati attenuati, il mal di
testa è quasi completamente sparito, ma soprattutto la lombalgia le ha
lasciato tregua, permettendole di dormire.
Le successive tre sedute sono state esclusivamente dedicate a ridare
elasticità ai piedi ed ai muscoli del collo, i quali, per diversi anni,
hanno dovuto svolgere parte della funzione respiratoria che il diaframma
non era più in grado di effettuare poichè retratto. Ogni trattamento è
stato concluso con 10 minuti di respirazione, abbinata ad una leggera
trazione del collo.
In una di queste sedute, Lucia mi confida di provare forti sensi di
colpa per alcune decisioni che non ha preso prima che suo marito
morisse, e che ora non sa più come gestire, non avendole affrontate a
tempo debito. Riconosce in ciò l'origine della propria ansia. Dopo
questo sfogo Lucia si sente come alleggerita di un peso enorme; mi
saluta con una luce diversa negli occhi e con un sorriso che rimarca lo
stato di sollievo.
Prima del settimo ed ultimo incontro, Lucia mi riferisce che il quadro
generale è decisamente migliorato: i piedi non fanno più male, tanto che
adesso può andare, nei pomeriggi liberi, a giocare nel parco con il
nipotino. Ma, soprattutto, gli stati d'ansia non la tormentano più
incessantemente come un tempo.
Insieme riflettiamo sull'importante presa di coscienza, che le ha
consentito di operare una svolta nella sua vita. Lucia mi racconta di
quanto adesso si senta capace di individuare i momenti in cui l'ansia
sta per sopraffarla, e di come riesca quindi a gestirla.
Ci salutiamo con la promessa di risentirci prima della stagione estiva,
per verificare la tenuta dei risultati ottenuti. |